Con le considerazioni che seguono si apre il terzo forum tematico di Lecce2.0dodici, dedicato alla discussione sugli spazi pubblici per aggregare la creatività ed incentivare la produzione culturale. L’intervento si fonda sulla distinzione tra il concetto di “industrie culturali” e quello di “industrie creative”, nella scia di quanto avviene nelle migliori esperienze urbane d’Europa. Partendo dalla premesse che, attualmente, Lecce non offre lo spazio sufficiente, nè dal punto di vista mentale nè tantomeno da quello materiale, per sfruttare il potenziale culturale rappresentato dalle risorse umane e associative di questa città.
L’idea è quella di pensare ad un Urban Center sul modello delle città europee dove poterci confrontare sulle problematiche della città. Una consulta per la cultura urbana di Lecce, al cui interno un gruppo di lavoro si possa occupare del tema delle Industrie culturali e creative che esistono nel nostro territorio, ma che non si vedono o fanno difficoltà a fare rete.
Secondo il Libro Verde della Commissione europea, le industrie culturali e creative dispongono di un potenziale in gran parte inutilizzato (proprio per la mancanza del saper fare rete) di creazione di crescita, di occupazione e quindi di un miglioramento della qualità della vita. Per sviluppare queste potenzialità dobbiamo individuare nuove fonti di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, e investire in esse per assicurarci un futuro ad iniziare dalla dimensione locale e regionale. Anche la futura prosperità della nostra città dipenderà da come sapremo utilizzare le nostre risorse, le nostre conoscenze e i nostri talenti creativi per stimolare l’innovazione.
Traendo forza dalla ricchezza e dalla varietà delle sue culture, in Puglia l’amministrazione Vendola appare orientata a cavalcare questa tendenza attraverso le note iniziative come Bollenti Spiriti, Principi Attivi, ecc. tese a sperimentare nuovi modi di creare valore aggiunto, ma anche di vivere assieme, condividere le risorse e mettere a frutto la diversità culturale della nostra Regione.
Le industrie culturali che dobbiamo risvegliare a Lecce sono le industrie che producono e distribuiscono beni o servizi capaci di trasmettere espressioni culturali, come le arti dello spettacolo, le arti visive, la musica, il patrimonio culturale, ecc.
Le industrie creative sono invece le industrie che utilizzano la cultura come input e comprendono l’architettura (ordine professionale), il design grafico, il design di moda, la pubblicità, ecc.
Molti altri comparti come il turismo e le nuove tecnologie si basano per il loro sviluppo sulla produzione dei contenuti di queste industrie e sono quindi in certa misura interdipendenti con le industrie culturali e creative. Queste industrie alla scala urbana dovrebbero contribuire a rivitalizzare le economie locali, favorendo la nascita di nuove attività economiche, creando posti di lavoro nuovi e sostenibili e aumentando l’attrattiva della città.
Il lavoro che si propone di sviluppare nel Lecce Urban Center potrebbe partire da qui, studiando le possibili strategie da adottare per la situazione leccese cercando di integrare queste industrie alla promozione del patrimonio culturale anche ai fini commerciali e spingendosi più in profondità rispetto a fenomeni di pura promozione come, per esempio, “La Notte della Taranta” ed abbracciando ampi settori del sistema produttivo urbano.
Infatti l’integrazione deve riguardare anche le infrastrutture ed i servizi culturali esistenti per favorire un turismo sostenibile; il raggruppamento tra le industrie culturali e creative urbane e l’industria, la ricerca, l’istruzione e altri settori; la creazione di laboratori di innovazione (Lecce Urban Center può essere il punto di partenza); la definizione di strategie transfrontaliere integrate, da e per Lecce, per gestire le risorse naturali e ridare slancio all’economia locale e allo sviluppo urbano sostenibile.
Nelle grandi aree urbane europee ha luogo un’industrializzazione su vasta scala della creatività e dell’innovazione culturale. Non esiste però un legame diretto tra le industrie culturali e creative e la dimensione del mercato del lavoro o la popolazione. Nuovi modelli d’impresa possono contribuire a portare innovazione e sostenibilità nelle forme tradizionali come l’artigianato locale e permetterne la sopravvivenza economica. Lecce ha le dimensioni ideali per creare questo legame, ho almeno per tentare di costruirlo e dare uno scenario nuovo di sviluppo futuro alla città.
Alcune delle domande possibili che Lecce Urban Center dovrebbe porsi alla luce di quanto detto sopra possono essere le seguenti:
- Come possiamo oggi integrare le esperienze urbane culturali e creative esistenti per fare cluster ed inserirle più attivamente nella costruzione di uno sviluppo strategico per Lecce 2020 e rappresentare una iniziativa faro?
- Quali strumenti e quali forme di cooperazione sono necessari tra questi soggetti per un approccio integrato di rete locale?
- Come possiamo interloquire su temi dal grande impatto urbanistico e sociale come il ribaltamento della stazione ferroviaria ? Siamo sicuri che rappresenti un bene per la città e per i leccesi o che possa generare la perdita di un equilibrio urbano che regge da secoli?
- Come possiamo far diventare il fenomeno “Made in Salento” non solo un affare economico, un elemento di attrattività asettico, ma anche un modo per sentirci più coinvolti e più responsabili del nostro ambiente di vita quotidiano che regolarmente non “curiamo”?

