I conti pubblici comunali: propaganda e verità

C’è la comunicazione politica istituzionale: le interviste, le dichiarazioni, i comunicati. Inevitabilmente accompagnata da una dose di propaganda la cui misura è direttamente proporzionale al desiderio di protagonismo dell’amministratore pubblico. E poi c’è l’attività amministrativa vera e propria: le delibere, le determine, le note, i pareri. Che spesso s’incarica di raccontare un’altra verità, quella depurata dagli eccessi retorici e dalla manipolazioni.  Prendiamo l’ultimo episodio in ordine di tempo.

Nei giorni scorsi il Sindaco e l’assessore al Bilancio hanno annunciato l’avvenuto risanamento del bilancio comunale confermato dal raggiungimento, per l’anno 2010, di un avanzo di amministrazione di oltre un milione di euro. Il tutto accompagnato dal legittimo orgoglio per la capacità politica dimostrata sul campo.  Tutto bene quindi: siamo fuori dal guado nel quale ci aveva infilato la senatrice Poli e nonostante quei disfattisti del centro sinistra.

Questa la comunicazione politica, condita dalla propaganda. Vediamo invece cosa ci racconta l’attività amministrativa ufficiale, quella emergente dalle carte. Partendo dall’ultimo episodio, la delibera 332 del 9 maggio con la quale lo stesso assessore al Bilancio, relazionando alla Giunta, testualmente scrive: “il termine per il pagamento della TARSU, scaduto lo scorso febbraio, ha documentato una minore entrata, rispetto alle previsioni, di circa 4 milioni di euro e pertanto si ritiene necessario e urgente avviare i procedimenti preliminari alla riscossione coattiva”. Ecco l’altra verità depurata dalla propaganda e dalle manipolazioni: un minor gettito TARSU, pari a circa al 24% dell’importo indicato nel bilancio di previsione e confermato in sede di equilibri. Una cifra enorme riferita ad un Comune che nel 2009 ha chiuso il bilancio con oltre 10 milioni di euro di disavanzo; che ha una capacità bassissima di riscossione dei presunti proventi dell’evasione tributaria; che ha uno squilibrio cronico tra entrate corrente e spese correnti pari a oltre 10 milioni di euro. Insomma una tegola pesantissima per il Comune di Lecce.

Che si aggiunge a quella cadutaci in testa qualche mese fa direttamente da Roma: la comunicazione con la quale la Cassa DD.PP ha negato l’erogazione del mutuo di 8 milioni di euro richiesto per la copertura di parte del debito fuori bilancio riconosciuto alla LEADRI. Determinando nei fatti un buco pari all’importo del finanziamento non ottenuto a copertura di un debito iscritto in bilancio. Ed esponendoci alla dichiarazione di dissesto in caso di richiesta di riscossione coattiva da parte della stessa LEADRI. Il destino di una città nelle mani di un creditore!  Due fatti, documentabili ufficialmente dalla lettura degli atti, che mettono a fuoco tutta la precarietà del percorso di risanamento dei conti comunali dopo un decennio di dissennatezze, sprechi, clientele, amnesie nella gestione delle risorse pubbliche. Da una parte la propaganda, che esibisce per il 2010 l’ottenimento di un avanzo di oltre un milione di euro.  Dall’altra il racconto amministrativo, che invece evidenzia uno sbilanciamento di almeno 12 milioni di euro, esito inevitabile di previsioni di entrata TARSU sballate e di mutui iscritti in bilancio e non ottenuti. 

A breve si dovranno approvare il previsionale 2011 ed il consuntivo 2010: sono scadenze particolarmente importanti data la situazione. Invocare trasparenza e responsabilità nella predisposizione dei bilanci è doveroso ma, stando ai precedenti, probabilmente inutile Del resti da mesi leggiamo trionfalistici comunicati di aggiornamento sull’attività di recupero dell’evasione tributaria: servono a gonfiare il bilancio e a nascondere la dimensiona vera del disavanzo. Basti dire che dopo le denunce dei mesi passati non si parla più dell’attività della SOGET e del riclassamento degli immobili ma solo di recupero di evasione ordinaria.  Che ormai ha assunto dimensioni stratosferiche: al 31 dicembre del 2010 il totale dei residui attivi , cioè dei crediti per Ici e Tarsu degli anni 2006-2007-2008-2009, ammontava a circa 55 mln di euro. Con una capacità di riscossione praticamente inesistente, come sottolineato dalla Corte dei Conti. 

E’ da più dieci anni che questa diversità di approccio accompagna il confronto, cruciale, sullo stato dei conti pubblici al Comune di Lecce. Per anni sì è inteso nascondere una situazione di pre dissesto poi ufficializzata. Oggi si tenta di accreditare l’idea di un risanamento in realtà solo di facciata.  E’ il prezzo, salatissimo, della propaganda e dell’irresponsabilità al governo.

(intervento pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno)

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